Civita Realis “Judaica”

di Andrea Maria Blasetti

Nella ”Regia Mvnificentia Erga AquilanamVrbem Variis Privilegiis Exortam”, sono stampati anche i privilegi elargiti dalla regina Giovanna, che ricordiamo era anche regina di rusalemme, nel 1421 ai cittadini Judei di tutto il territorio dell'Aquila, compresa Cittareale.



Nella ricerca di Simonsohn, The Apostolic Sea and The Jews. Documents: 1539-1545, Toronto 1990, p. 2318, n. 2196, troviamo conferma di una comunità Judaica nel territorio di Cittareale: “Il 30 novembre 1542 fu rilasciata alla comunità Judaica di Cittareale la ricevuta della somma di 140scudi, equivalenti a sei  , della speciale tassa contro i turchi versata al mercante genovese Tobia Pallavicino, esattore della detta tassa”.



Tobia Pallavicino era un importante mercante, soprattutto dell'allume, di Genova ed ebbe anche una notevole carriera politica divenendo Senatore e Governatore della stessa città, è possibile che i suoi interessi commerciali dedicati allo smercio dell'allume, lo portò a recarsi anche nel territorio dell' Aquila, con dei suoi emissari, dove esistevano realtà produttive legate alla lana e alla tessitura.



Con questa notizia si conferma una tradizione tramandata oralmente dagli anziani di Cittareale che raccontavano dell'esistenza di una antica comunità ebraica nel comune, precisamente nella frazione Le Rose, nel dizionario geografico – istorico del Regno di Napoli, dell'abate D. Francesco Sacco, del 1765, la frazione viene identificata come Villa Valle Rose (Villa Vallis Rosae). “Nella simbologia ebraica, la rosa, specialmente la “Rosa di Sharon” menzionata nel Cantico dei Cantici e nel Talmud, rappresenta la comunità di Israele, che si trasforma e si unisce al divino. E' simbolo di purezza e bellezza, ma anche di trsformazione, la sua varietà floreale evoca l'idea di Sorgente della Vita”.



Nel sedicesimo secolo era normale avere delle comunità Judaiche in molte città della penisola e altrettanto comune che ci fossero anche nelle piccole universitas di confine del Regno di Napoli, come: Leonessa, Posta, Cittareale oltre alla città dell'Aquila. Nei confini dello Stato della Chiesa troviamo uniformemente altri nuclei Judaici a Cascia, Norcia e Chiavano. Queste città erano tutte di confine, e tra di loro restavano rapporti di lavoro e famigliari molto intensi. L'altalenanza di accordi e leggi a favore o a discapito delle comunità ebraiche, anche risolte in brevissimi momenti temporali, favorì alternative abitative e commerciali nei pressi del confine dell'una e dell'altra parte.



Nel 1466 fra Giacomo della Marca gettò le basi per la fondazione del Monte di Pietà a l'Aquila, in alternativa ai dinamici prestatori ebraici. Ricordiamo che nel 1421 Cittareale fu incorporata, annessa, in perpetuo alla città dell'Aquila, dalla Regina Giovanna II, aggregata al quarto di San Pietro. Nel 1535, in base ad un accordo che includeva un prestito che la corte aveva richiesto, per tollerare la permanenza degli ebrei nel Viceregno, sembrava che la presenza di queste comunità fosse al sicuro, ma questa breve realtà venne smentita da Carlo V, che obbligò tutti gli ebrei a lasciare il Regno entro il 31 ottobre 1541. Altro piccolo indizio che determina una continua e prolungata presenza nel tempo di comunità ebraiche nei territori dello Stato della Chiesa e nel Regno di Napoli é provato nel libro “Opere” di Giuseppe Leva Grimaldi, vol. I° del 1847 a pag. 196, qui è elencata la tariffa del passo di Civita Reale, tratta dalla scrittura nel grande archivio intitolata: “Diversi offici e benefizii Regii” – anni 1591- 1593; in questo elenco compare una voce riferita alla tariffa dovuta da “ciascun judeo passante: once 3”. in un prossimo articolo dal titolo: Cittareale: una città di confine, sarà presente tutta la merce e il valore di transito al passaggio della Gabella di Cittareale.



Durante le guerre Jiudaiche i destini di Vespasiano, Tito e Yosef Ben Matityahu (Giuseppe figlio di Mattia), cioè Flavio Giuseppe, si incrociarono durante la guerra Giudaica, e gli eventi di quella guerra portarono l'importante sacerdote sotto la protezione di Vespasiano, addirittura venne accettato nella famiglia Flavia. I rapporti dei Flavii con esponenti della comunità ebraica erano evidenziati anche dalla relazione di Tito con la sorella di Agrippa II, la principessa giudaica Berenice “Colei che porta la Vittoria”, con cui aveva convissuto negli anni fra il 75 e il 79 D.C. more uxorio. Ora, sappiamo tutti del forte legame della famiglia Flavia, soprattutto di Vespasiano, con i territori interni della Sabina montana, con riferimento a Falacrinae, e sarebbe una congettura legare il territorio dove nacque Vespasiano, cioè Falacrinae (Cittareale), ad una comunità ebraica stabilitasi in quel periodo nel territorio di quell'antico vicus, ma sarebbe altrettanto superficiale negare che Flavio Giuseppe possa essere stato in quelle valli tanto care all'Imperatore Vespasiano ove si recava in varie occasioni, per non dire annualmente, come scrive Svetonio, nelle “Vite dei cesari”.



Nel contesto odierno non ho altri dati o prove della presenza di questa importante comunità inserita nella vita quotidiana di Civita Regalis, ma è possibile ci siano altri indizi, nei cognomi (come Mattia e Falacrina), e nei simboli sopravvissuti al tempo. Il Massonio scrive: “… che fi ritrova fcritto in un contratto, che fi conferva già fono alcuni anni in mano di un Salluftio Ferroccio da Civita Reale, nel quale contratto vien nominato un'huomo della famiglia Falacrina, …”. Nella zona della frazione delle Rose, probabilmente era presente una sinagoga, forse trasformata in chiesa.

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