Alcune iscrizioni inedite nel comune di Cittareale

di Andrea Maria Blasetti

Nel comune di Cittareale sono sopravvissute alcune iscrizioni di diversi periodi storici che qui vogliamo raccogliere per preservarle e ridare vita ad un passato fatto anche di piccole storie.

La prima iscrizione, murata sulla fontana comunale di Santa Giusta (frazione di Cittareale), recita così:

AEDICVLA RVRALIS

IN ONORE S NICOLAI DE TOLENTINO

EX DIVOTIONE FELICIS MEZZANOTTE

VEIVS SVMTIBVS ETVSQUE PREDIO

EX TRVCTA

DELATOS DE QVICVMQUE

CRIMINE PUBLICO

SIVE PRIVATO ASSILOO MINIME EIC

GAVDERE INNOTESCAT

ANNO DOMINI 1795.

Ho provato a tradurla in questo modo: ”Edicola rurale in onore di San Nicola di Tolentino, per devozione di Felice Mezzanotte, costruita con soldi ed anche con il fondo suo. Sia noto che gli accusati di qualsiasi crimine pubblico o privato non godono minimamente qui di un asilo. Anno del Signore 1795.” subito dopo il testo, segue una mezzaluna affiancata ad un segno verticale, incorniciati da ornamenti; la mezzaluna potrebbe essere un simbolo parlante riferito al cognome, la luna calante si associa alla mezzanotte, l'asta verticale, affiancata alla luna calante, o colonna, alludono a significati profondi, in alchimia la mezzaluna rappresenta il principio femminile, passivo, lunare, mentre l'asta rappresenta il principio maschile, attivo, solare. La loro unione simboleggia l'equilibrio tra le polarità, noto come coniunctio oppositorum. Interessante questo binomio simbolico, utilizzato anche nel XV sec., da società massoniche e in varie tradizioni iniziatiche. Espressione esoterica di un potente simbolo di transizione, potere magico, e chiusura di cicli, saggezza trasformativa che ben si sposa con la misteriosa storia di questo uomo che evidentemente aveva necessità di tagliare i legami con il passato. La luna calante (riflessione / passività) accanto alla colonna (forza / stabilità) rappresenteno il perfetto equilibrio tra le forze passive e attive, la gestione del proprio mondo interiore e la capacità di lasciare andare ciò che è superato. “Per decrescentem lunam, ad fundamenta.”

Non si conosce l'ubicazione originaria dell'antica Edicola rurale, alcune voci la collocano dove ora risiede una edicola molto più recente dedicata a Santa Rita. Si può dedurre dall'iscrizione che Felice Mezzanotte avrebbe potuto avere un terreno nel territorio di Cittareale e che forse le sue origini erano di Tolentino o Fabriano in provincia di Macerata. Non è un caso che la famiglia Leopardi di Recanati, nel 700 avesse un terreno da pascolo a Pescia nel comune di Norcia, confinante con il comune di Cittareale. San Nicola di Tolentino muore il 10 settembre 1305 e diviene santo il 5 giugno 1446, la sua protezione è invocata dai devoti, appestati, naufraghi e carcerati, per le anime del purgatorio. “Cotide damnatur qui semper timet” (Publilio Sirio), l'uomo che vive nella paura è condannato ogni giorno.

La seconda iscrizione è incompleta e ai più sconosciuta, venne rinvenuta nella rocca di Cittareale durante alcuni scavi di pulizia dell'ambiente interno. Il supporto appare come una mattonella spaccata di pavimentazione e i caratteri visibili potrebbero essere stati impressi prima della cottura della mattonella. I caratteri dell'iscrizione sono in stile arabegiante e in corsivo, incerta la determinazione di alcune lettere, in oltre l'iscrizione è mutila, quindi problematico decifrare le parole e la frase solcata. Nonostante tutto si possono formulare delle ipotesi remote: la prima, [op]era a [ma]istro de[m]a[nio], la seconda, [op]era a [ma]istro de[rr]a[to]. Non si hanno certezze sul periodo di realizzazione della “mattonella” ma prendendo per buone alcune indicazioni temporali si potrebbe dedurre che sia della fine del quindicesimo secolo, coeva alla realizzazione della rocca aragonese di Cittareale.

I caratteri plasmati sulla creta, somigliano vagamente a un sincretismo calligrafico intermedio tra uno pseudo-cufico e corsivo-fluido arabesco, ne troviamo testimonianza nel Regno di Napoli durante il XV secolo, e rappresenta un affascinante fenomeno di ibridazione culturale con le tradizioni arabe, corroborato da un crocevia di influenze mediterranee durante il dominio aragonese.

Tradurre è ancor più insidioso, ma noi per gioco ci prenderemo questa responsabilità. La prima potrebbe essere: “ … Maestro d'opera del demanio … ”, cioè l'architetto della rocca. La seconda possibile traduzione: “ ... Maestro d'opera del derrato … ”, cioè l'architetto che svolge attività di controllo e salario sulla realizzazione della rocca. La “pianella” è di fatto una delle ultime opere espresse nel compimento della rocca dell'ultimo quarto del XV sec., e potrebbe essere la “firma” del capomastro, impressa con un dito, nell'argilla fresca, alla fine dei lavori del 1492.

La terza iscrizione è, a dir la verità più che una epigrafe, un simbolo grafico rappresentato da tre lettere, questa “tavoletta” in pietra, murata in una via di Cittareale, in discreto stato di conservazione, rappresenta un simbolo già conosciuto in riferimento alla tabulella di San Bernardino da Siena. Il simbolo di San Bernardino, iscritto in un rettangolo, è determinato dal sole, i suoi raggi e all'interno il trigramma IHS, collegato all'asta interna della acca con una croce che completa la simbologia Bernardiniana. Spesso le tabulelle di San Bernardino erano accompagnate da frasi apotropaiche come: SALUS POPULI EGO SUM (io sono la salvezza del popolo), ma lo stato non ottimale della tabella non mi permette di controllare meglio la cornice della stessa, considerando anche la distanza dal terreno del simbolo in parte coperto da una trave di sostegno motivata dal terremoto del 2016. Resta il valore di buon auspicio dell'icona Bernardiniana. Al di la della mera testimonianza storica, la tabulella racconta di una comunità alla ricerca di una vita migliore, di una unità nelle difficoltà e di una volontà condivisa; l'idea di Roberto D'Anjou, di creare una città-unitaria ai margini dei confini del Regno, prende sostanza anche da queste testimonianze popolari.

Cogliamo questa opportunità per presentare un fatto accaduto a Cittareale, forse poco prima della presenza della Tabulella, tratti dalla “Vita di San Bernardino da Siena, descritta e illustrata con storico-critiche annotazioni dal padre F. Amadio Maria Da Venezia M.O., Roma 1826”, questo è L'avvenimento: “In Civita Regale Gentilesca fanciulla di tre anni, rotto l'argine fu presa dalle acque, che circondavano la Città per le fosse, ed agitata per rupi cadde in fossa, ove affogata rimase sepolta sotto il lezzo, ed il fango portato dalla corrente. Dopo molte ricerche alla fine ritrovatsa, e cavata fuori, fu portata alla genitrice, la quale presto seppe asciugar le sue lacrime; stantecchè piena di fiducia, dopo di aver invocato S. Bernardino per la vita della figliola, se la vide dinanzi mirabilmente risuscitata”.

Per chi avesse dei dubbi, legittimi, sulla effettiva pericolosità del fiume Velino così vicino alle sue fonti, vorrei rendere noto un progetto del comune di Cittareale del 1888 che riguarda una sua Villa. Il documento riguarda le opere contro il Velino in difesa del Villaggio Vezzano da Piedi, pertinente al comune di Cittareale, questo fu dettato dalle “ … incessanti piogge e per la liquefazione delle nevi, alternate continuamente dall'autunno fino all'inoltrata primavera … si versa ed invade l'ndicato villaggio … ”

La quarta iscrizione, fu trovata anch'essa nella rocca Aragonese di Cittareale, in una data non identificata. La pietra oblunga dove sono state incise le parole, non di certa lettura, sono: A.D.V. VIXI SECTE EXE, forse traducibili in: (Ante Diem Quintum), “Il quinto giorno prima [delle idi di luglio] – ho vissuto in una setta”; dove setta sta per scuola religiosa, linea di condotta, regola di vita, dottrina religiosa. La frase è accompagnata, nel cuore della pietra, da sei monti all'italiana sormontati da una croce latina. Il simbolo potrebbe essere quello dei benedettini cassinesi o una simbologia generica che in araldica indica possedimenti terrieri (colli), della chiesa (croce latina).


Vagamente somigliante anche allo stemma dei Camponeschi, che di solito aveva cinque monti, ma esistono rappresentazioni anche con sei colli e la croce. All'interno della rocca esisteva una chiesa intitolata a San Pietro. Da questi indizzi giungo ad una ipotesi alternativa, dando la precedenza a San Benedetto da Norcia che deve la sua nascita a questa città i cui confini lambiscono quelli di Cittareale, diamo per privileggiata la possibilità che il simbolo o stemma inciso sulla pietra, sia quello dei Benedettini Cassinesi. Da qui scopriamo che l'epitaffio inciso sulla tomba dello stesso santo e di sua sorella gemella, Santa Scolastica, è: “A.D.V. VIXI S.E.E.” che tradotto significa: “ad dominio victo” cioé “dall'abate Victo” o “dal signore e fondatore Vittore”, VIXI, parola latina che significa “sono vissuto”, usata nelle antiche iscrizioni epigrafiche cristiane, indica l'aver compiuto il proprio percorso terreno. In fine: “S.E.E.”, l'abbreviazione sta per “santi eius aedum” cioè: “tutti i suoi santi” oppure, “insieme a tutti i suoi santi”.


In ultimo da non sottovalutare la presenza di una chiesa nella rocca dedicata a San Pietro, spesso nei pressi delle chiese consacrate a San Pietro si sono svolti dei prodigi e dei miracoli riferiti a San Benedetto. Non si può escludere la possibilità che il monastero di Montecassino abbia avuto dei possedimenti nel territorio di Cittareale. L'unica notizia che ho trovato, indica un contatto tra Falacrina e il monastero di Montecassino tramite la concessione a “... Sabbatinus filius Landonis, qui fuit de Falagrino, ...” di alcune terre site nei territori chiamati dell'Albula e a Cupola (tratto da il “Chronicon Vulturense”). La domanda sporge spontanea, cosa indica di preciso la presenza di questa pietra nella rocca di Cittareale?

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