{"id":491,"date":"2025-07-10T07:17:46","date_gmt":"2025-07-10T07:17:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vallefalacrina.it\/web\/?p=491"},"modified":"2025-07-23T15:28:46","modified_gmt":"2025-07-23T15:28:46","slug":"radeto-storia-di-un-nome-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vallefalacrina.it\/web\/2025\/07\/10\/radeto-storia-di-un-nome-2\/","title":{"rendered":"Radeto, storia di un nome"},"content":{"rendered":"\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Andrea M. Blasetti<br><br><br>Oltre a Falacrina ci sono altri toponimi antichi presenti nel comune di Cittareale, uno di questi \u00e8 Radeto. Nei ricordi degli anziani del luogo, una variante del nome Radeto, definisce una macchia di vegetazione a nord &#8211; est di Cittareale, detta anche la ruina o macchia di Radata. Nel XIII sec. il nome Radeto, con alcune varianti, appare in diversi documenti, ma \u00e8 l\u2019Antinori che suggerisce la sua denominazione completa, che aiuta molto nel comprendere la sua antica ubicazione; il suo nome per esteso era: \u201cl\u2019Isola del castello di Radeto\u201d, sembra quasi il titolo di un romanzo.<br><br><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anni fa trovai su di una collinetta in prossimit\u00e0 della macchia di Radata, delle mattonelle che affio- ravano, probabilmente resti di pavimentazione. Questa testimonianza \u00e8 forse da associarsi al castello di Radeto o alla chiesa, ormai anch\u2019essa scomparsa, di \u201cSan Nicolaus de Radeto sotto costa di pietra\u201d. Il toponimo in questione, viene citato per la prima volta nel 1036, per poi continuare ad apparire nel periodo federiciano e nelle fasi storiche successive , fino a scomparire del tutto negli anni di poco po- steriori alla nascita di Cittareale (1329). C\u2019\u00e8 ancora traccia di questo castello nel 1332 sotto il controllo di Amatrice e nel 1337 come appartenente al demanio regio; in seguito, di questo toponimo, si persero le tracce.<br><br><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Merita una piccola riflessione la possibile identificazione della posizione dell\u2019Isola del castello di Ra- deto. Il sottile sormonto storico di Radeto con l\u2019edificazione di Civita Regalis, sembrerebbe un cauto approssimarsi del volere regio, forse dovuto alla lenta edificazione della citt\u00e0 e a un normale avvicen- damento burocratico, di accorpare il castello di Radeto alla futura \u201ccivita\u201d. Anche la situazione politico territoriale dell\u2019area, frammentata dall\u2019interesse di alcune consorterie locali congiuntamente alle mai sopite pretese di Amatrice, che nel 1332 deteneva ancora il controllo del passo di Radico e il castello di Radeto, non rese facile la realizzazione di un progetto unitario, forse da anni in incubazione. Storica- mente la rocca di Cittareale risult\u00f2, a pi\u00f9 riprese, ora della citt\u00e0 dell\u2019Aquila, ora del demanio reale, pur rimanendo nello stesso perimetro e contesto cittadino oltre che architattonico in continuum.<br><br><br><br>Nel caso specifico di Radeto si \u00e8 sempre parlato di un castello (Radeto) e di una citt\u00e0 (Cittareale), con scopi evidentementi diversi ma non alieni l\u2019uno all\u2019altra, chi di difesa e controllo del territorio, chi con l\u2019intento di promuovere una nuova comunit\u00e0 e identit\u00e0 di confine, in funzione del regno; chiaro lo scopo di creare una forte identit\u00e0 regnicola e diminuire quella fluidit\u00e0 incontrollata di scambi e micro invasioni dai comuni dello Stato Pontificio e anche di dinamiche bellicose interne, che impedivano un limes ben definito.<\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il frazionamento a grappolo di queste piccole realt\u00e0 locali, dovuto anche a un sistema viario locale molto ramificato e vario, che permetteva diverse scelte, era un ostacolo dovuto anche da una esplicita competizione interna e da uno status culturale, che limitava una completa condivisione e la difesa di un territorio relativamente contenuto, ma molto importante in funzione della viabilit\u00e0 del regno. Un contesto, a mio avviso, con un riscontro attuale che si ripete nel tempo, quasi fosse una \u00abcondizione genetica\u00bb \u2026<br><br><br>La denominazione l\u2019Isola del castello di Radeto, si sovrappone in maniera sorprendente alla for- ma topografica del colle di Cittareale, delimitato a est e a ovest, da due ruscelli che solcano il terreno circostante, determinando di fatto un\u2019isola. Per la verit\u00e0, poco pi\u00f9 a nord di Cittareale, c\u2019\u00e8 un pianoro sopraelevato chiamato tutt\u2019ora l\u2019Isola, questo toponimo potrebbe determinare il luogo originale del castello di Radeto (Pier Luigi Feliciangeli un Cittarealese. Falacrina, Civitatis Regalis, Cittareale. Raccolta di Storie, Ricordi e Melanconie, 2025).<br><br><br>Come accennavamo precedentemente, il nome Radeto ritorna con una connotazione locale che de- finisce una zona, chiamata appunto Macchia di Radata, con una radice comune rad e un suffisso ata, che si modifica a seconda delle varianti. L\u2019altra variante \u00e8 Rad &#8211; erti, estratta dalla denominazione Val- le Raderti che partecip\u00f2 alla realizzazione di cittareale, potrebbe essere una contrazione di un nome composto di origini longobarde Radi &#8211; pert; il suffisso ert ha anche possibili origine latine, dunque un nome ibrido, risultato di un lungo periodo di bilinguismo, che tentiamo di tradurre in questo modo: Rad &#8211; erti, consigliere e altura, quindi \u201cAltura del Consigliere\u201d. Ultimo esempio che prenderemo in \u201cesame\u201d \u00e8 Rad &#8211; eto, con suffisso eto, probabilmente di origine latina (etum), \u00e8 un suffisso derivato da nomi di luogo in cui crescono o si coltivano le specie vegetali, designate dalla base nominale: agrum &#8211; eto, frutt &#8211; eto, fagg &#8211; eto, vign &#8211; eto, ecc \u2026<br><br><br><br>Il nome di Radeto si connette ad alcune iscrizioni di origine longobarda, la prima, con una tradizio- nale formula cristiana, scoperta a Leno (BS): RADONI &#8211; VIVA[T] IN D[E]O SE[M]P[E]R. Il nome personale Radoni \u00e8 rappresentato anche nel ducato di Spoleto.<br>La seconda iscrizione ha una interessante variante grafica: Raduni (nominativo), rinvenuta nel san- tuario di San Michele sul Gargano: + RADUNI V[IR] H[ONESTUS] B[I]B[AT] IN D[EO].<br>Nello stesso luogo, del monastero di Monte San\u2019Angelo, si trova anche il castello edificato nel VIII sec., sulle sue mura, ricostruite nel 1490 circa, sono scolpite le stesse semisfere presenti nella rocca di Cit- tareale del 1494.<br><br><br><br><em>\u00abNel 1289, 25 settembre Michele [de Corso], le sue figlie Giovanna e Perona e i generi Radeto e Uroberto si ripartiscono un castagneto albergato alla loro famiglia situato a Menolzio, essendone gli eredi legittimi, con il consenso del nuovo proprietario Giovanni Veneto di Exillis\u00bb.*<\/em><br><br><br><\/p>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Bibliografia di riferimento:<\/strong><br><br><br>1) <strong>Antinori, A.L.<\/strong>, Corografia, parte seconda, volume 25\u00b0, anno 1773.<br>2) <strong>Blasetti, A.M.<\/strong>, Sotto l\u2019ombra dell\u2019aquila, riflessioni sullo stemma e alcuni simboli di Cittareale, tra realt\u00e0 e mito, Falacrina periodico d\u2019informazione, Sallustiana editrice S.r.l., Anno II num. 1 ago. 2005.<br>3) <strong>Casalboni A<\/strong>., Fondazioni angioine, i nuovi centri urbani nella Montanea Aprutii tra XIII e XIV secolo, edizioni Il Papavero, dicembre 2021.<br>4) <strong>D\u2019Andreis A<\/strong>., Cittareale e la sua valle, cenni storici nel settimo centenario della sua fondazione, 1261- 1961, soc. A.B.E.T.E., Roma 1961.<br>5) <strong>Francovic Onesti, N.<\/strong>, Le regine dei longobardi e altri saggi, Ed. Artmide, Roma 2013.<br>6) <strong>Francovic Onesti, N<\/strong>., Vestigia longobarde in Italia (568 &#8211; 774), lessico e antroponimia, Ed. Artemide, Roma 2013.<br>7) <strong>Feliciangeli P. L<\/strong>., Falacrina, Civitatis Regalis, Cittareale, Raccolta di Storie, Ricordi e Melanconie, 2025.<br>8) *<strong>Archivio storico Capitolare di San Giusto di Susa<\/strong>, Seguslum 1996. sez. I Archivio Capitolare, di Mazzo 2, 12, 711, 1, 7, 6, da: Il feudo ed il comune di Mattie e di Menulzio.<br><br><br><\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":463,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"pagelayer_contact_templates":[],"_pagelayer_content":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-491","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-uncategorized"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vallefalacrina.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/491","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vallefalacrina.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vallefalacrina.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vallefalacrina.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vallefalacrina.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=491"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.vallefalacrina.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/491\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":517,"href":"https:\/\/www.vallefalacrina.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/491\/revisions\/517"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vallefalacrina.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media\/463"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vallefalacrina.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=491"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vallefalacrina.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=491"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vallefalacrina.it\/web\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=491"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}