Con questo modesto articolo, vorrei attirare l'attenzione su un argomento, che nei secoli fu molto importante per Cittareale: i pascoli e gli armenti. Nel testo, che ho semplicemente trascritto dall'libro originale: La ragion pastorale, over, comento su la pramat. LXXIX, de officio procuratoris caesar, di Stefano Distefano, mi sono permesso solo di rendere la lettura più accessibile apportando piccole modifiche di ortografia, mantenendo intatto il testo originale, e integrando il contenuto con alcune informazioni. Dal libro ho estrapolato esclusivamente parte del capitolo che descrive una controversia, tra illustri personaggi dell'epoca, che ha come luogo di contesa due località confinanti di montagna, contenute nelle università di Cittareale e di Leonessa. Nel libro ci sono molteplici spunti che interessano altre università, attigue a Cittareale, come Amatrice.
Prima di leggere la trascrizione, vorrei focalizzare il lungo periodo storico che caratterizzava l'economia pastorizia di Cittareale. Consideriamo che nel 1590 i capi di animali, nel Regno di Napoli, arrivarono a tre milioni, e nei secoli successivi, a parte le inevitabili epidemie, questo numero aumentò; in un discorso sopra la dogana di Puglia del Regno di Napoli, tratto dal libro di Giuseppe Conigli, Il viceregno di Napoli nel XVII, storia e economia, Roma 1955: <>, Non fece eccezione Cittareale, con i suoi rinomati pascoli che rappresentavano la sua fonte economica primaria.
Correva l'anno del Signore 1722 …
«… Quanto sopra si è detto intorno alla prelazione, che compete ai locati, rimase stabilito nell'anno 1722. col fatto che segue; imperocche, essendo tornate dalla Puglia verso la fine di maggio di detto anno le pecore, vacche, ed altri animali del magnif. Cento Maria Centi di Lucoli (notabile e potente famiglia Aquilana di cui si conserva un palazzo nella città dell'Aquila) e non avendo erba, da poterli mantenere, dimandò a 3. di giugno nella Tenenza della Regia Dogana, redidente nell'Aquila la prelazione sopra la montagna di Civita Reale, che si supponeva venduta (affittata) fin dal mese di ottobre 1721. all'Ill. Marchese Patrizio Romano (Patrizi, potente e nobile famiglia romana) per uso delle di lui pecore, che dovevano venire dallo Stato ecclesiastico; ed avendola ottenuta, fece anche il deposito del prezzo, e v'introdusse detti animali; e successivamente, anche precedente rescritto di Collaterale, con cui si rimetteva questo negozio alla Regia Camera, n'ebbe ricorso nella Regia Giunta fusse mantenuto, e conservato nel possesso di detti pascoli, con ordinarsi all'istesso Luogotenente di detta Regia Dogana nell'Aquila, che non li facesse molestare dall'accennato Marchese: ma, dovendo in quei giorni partire da Roma per il governo di questo Regno l'Eminentissimo Cardinal Michele Federico de Althan, (nato in Germania, ebbe numerosi e importanti incarichi politici ed ecclesiastici fino a divenire nel 1722 Vicerè di Napoli) per parte di detto Ill. Marchese Patrizio, fratello dell'Eminentiss. Cardinal Patrizio (Giovanni Patrizi il 16 dic. 1715 fu eletto cardinale da Clemente XI, dopo esser stato tesoriere della santa sede, e fu quello che fece costruire la villa Patrizi, già esistente fuori porta Pia in Roma) si ottenne sin da Roma una lettera del Cavallerizzo di sua Em., con cui s'incaricava al Preside dell'udienza, che mantenesse nel possesso di d. pascoli le pecore del riferito Marchese, com'in fatti d. Preside con gente armata discacciò gli animali di detto Cento, e v'introdusse quelli di esso Patrizio; e fratanto, essendo l'Eminentissimo Althan giunto a Napoli, e preso il possesso del vicereame, dall'accennato magnif. Cento si ottenne consulta da detta Reg. Camera, Precedente istanza, fiscale, in cui, rappresentantosi a S.Em. Le ragioni di esso Cento, si supplicava S.E. a non far posporre gli animali, soggetti alla Regia Dogana.
E d'un locato regnicolo, che dava tant'utile alla Regia Corte, agli animali d'un forestiere, che non erano descritti in Dogana: Fu detta consulta da S.Em. Sotto li 23. di luglio con una supplica di detto Patrizio rimessa nel Regio Collaterale Conf., e successivamente li ordinò a 25. di detto mese al Preside, “Audiencia del Aquila, que obedescan los ordenes le distribuire el tribunal de la Camera en esta causa, respector de bazer resuelto S. Em. Proceda la misma en ella, i me manda avisarto a V.S. Afinque el tribunal lo tenga entendito, i provea, i baga justiciaen en el asumpto”, come dal dispaccio, spedito per segretaria di guerra a 25. di detto mese di luglio, ed eseguito dalla Regia Camera e relazione del Sig. Presid. Ruoti a 30. di detto mese, e dalle provisioni, spedite per detto tribunale, con cui si ordinò, che si eseguissero le provvisioni di detta Regia Camera, spedite ad istanza di detto magnifico Centi a 21. giugno, e 24. del corrente luglio, contro la forma delle guali non dovesse detta Regia Audienza, e suo Spettabile Preside in solidum innovare cos'alcuna, ne far molestare il detto Centi, e suoi animali nel pascolo di detta montagna di Civita Reale, e tutto l'innovato contro la forma di dette provisioni si dovessi ridurre, e far ridurre ad pristinum, senza procedere, nè intromettersi ad altr'atto in detta causa, come più diffusamente apparisce dagli atti per il magnifico Cento Maria Centi contro l'Università di Civita Reale, ed Illustre Marchese Patrizio dello Stato Romano appresso l'Attuario Antonio Vassallo (l'attuario era una figura che si occupava principalmente della gestione di documenti e atti ufficiali, soprattutto in ambito giudiziario e amministrativo).
Nell'anno poi susseguente 1724., dubbitando detto magnif. Cento di qualche altra contesa, collusione coll'istessa Università di Civita Reale, e della Leonessa, prevenne in Regia Dogana, dove ottenne decreto dal signor Presidente Ribas Marchese di Carlorè, allor governatore, che le sudette Università nelle vendite delle loro montagne non ammessero forestieri, e non locati: ma avendo detta Università di Civita Reale a 2. maggio subastato dette sue montagne, quelle rimasero per docati 191. a Silvestro Maffi, e Gregorio Moretti (forse entrambi di Cittareale), che nominarono lo stesso Marchese Patrizio; trovandosi a 6. aprile del medesimo anno dall'università della Leonessa licitata la montagna di Vallonina, dal suddetto Cento Maria Centi furono offerti, ed accettati docati 140: ma col pretesto, che, essendosi di nuovo bandita 7. maggio, fosse rimasta a Francesco Natalucci (forse di Leonessa) per doc. 180., col reincanto di docati venti in beneficio di esso Natalucci, che aveva nominato D. Mario Falconieri (forse il marchese Mario Falconieri, di nobile e importante famiglia romana, le cui origini erano di Firenze, fu priore dei caporioni nel 1706 e conservatore negli anni 1719, 1722 e 1727 a Roma) dello Stato Ecclesiastico, per parte di detto Cento se n'ebbe ricorso dall'Emin. Cardinal de Althan, rimise questo negozio co rescritto, spedito per segretaria di guerra a 19. Maggio 1724., all'Ill. Co. Sig. pres. D. Giuseppe Aguirre, Governatore la seconda volta di detta Reg. Dogana, e dal medesimo si ordinò a 30. di detto mese, “ quod Universitas Civitatis Realis, & Leonissa non impediat ingressum animalibus, immissis in retroscriptis montaneis pro solito pretio ducatorum centum quadraginta pro illa Leonissa, dicta Vallonina, & ducatorum centum quinquaginta pro montanea dicta Civitatis Realis; verum babentes aliquid in contrarium pro pretio compareant coram nobis in hac Regia Dohana; non impedita tamen introductione animalium prodictorum in mentionatis herbagiis, & magnif. Locumtenens hujus Regia Dohana in Tenentia Aquil sic exequi, & observare faciat, come dagli atti, sistentine ll'archivio della Regia Dogana in Foggia”. Proibendo espressamente a tutti, e qualsiasi persona, Università, e particolari padroni d'erbaggi la vendita di essi ogn'anno, per infino a tanto, che la Regia Corte non abbia smaltito i suoi …».
Il capitolo continua con la descrizione delle misure adottate dalla Regia Corte per impedire controversie e cause simili a quella descritta.
Da notare l'enorme interesse, per i pascoli montani, di alcuni importanti casati, sia del Regno di Napoli che dello Stato della Chiesa, oltre che l'attenta analisi burocratico-legislativa da parte di altissime figure governative dei rispettivi stati. Questo fatto storico creò un precedente nel Regno di Napoli che indusse, le strutture amministrative, a prendere importanti provvedimenti atti a regolarizzare l'affitto dei pascoli. Centro di questa disputa fu Cittareale, che con i suoi preziosi erbaggi, determinò un conflitto d'interessi tra due famiglie molto importanti di Roma e dell'Aquila. Altra considerazione, non scontata, è la conferma che il Tratturo Magno partiva, in alcuni casi, dai limiti più estremi e settentrionali del Regno, precisamente da Accumoli, Amatrice, Cittareale e Leonessa. Un simpatico detto Cittarealese, suggeritomi da un amico, recita così: “ma che faa pensi a le pecore mpujia”, riferito a chi girovaga pensieroso (mpujia significa Puglia).
I luoghi dove questo contenzioso ebbe origine sono determinati dalla località Vallonina nel territorio di Leonessa, che confina con le terre di Cittareale, a nord – ovest del capoluogo; quella zona comprende il monte la Speluca nel versante dell'antica Falacrina, ora Cittareale.
Proviamo ad immaginare le montagne di Cittareale in piena estate nel 1700; in lontananza si poteva notare un brulicare continuo di macchie bianco-avorio alternato al verde-bruciato dei pendii, “una enorme onda lenta che dava vita ai monti”.
Per chi volesse approfondire l'argomento suggerisco il libro di Mario Ciaralli: «La civiltà pastorale nel territorio di Amatrice dall'ottavo secolo ai giorni nostri», Ass. culturale Cola dell'Amatrice, tip. CIMER-Roma, 2023.