di Andrea M. Blasetti
Oltre a Falacrina ci sono altri toponimi antichi presenti nel comune di Cittareale, uno di questi è Radeto. Nei ricordi degli anziani del luogo, una variante del nome Radeto, definisce una macchia di vegetazione a nord - est di Cittareale, detta anche la ruina o macchia di Radata. Nel XIII sec. il nome Radeto, con alcune varianti, appare in diversi documenti, ma è l’Antinori che suggerisce la sua denominazione completa, che aiuta molto nel comprendere la sua antica ubicazione; il suo nome per esteso era: “l’Isola del castello di Radeto”, sembra quasi il titolo di un romanzo.
Anni fa trovai su di una collinetta in prossimità della macchia di Radata, delle mattonelle che affio- ravano, probabilmente resti di pavimentazione. Questa testimonianza è forse da associarsi al castello di Radeto o alla chiesa, ormai anch’essa scomparsa, di “San Nicolaus de Radeto sotto costa di pietra”. Il toponimo in questione, viene citato per la prima volta nel 1036, per poi continuare ad apparire nel periodo federiciano e nelle fasi storiche successive , fino a scomparire del tutto negli anni di poco po- steriori alla nascita di Cittareale (1329). C’è ancora traccia di questo castello nel 1332 sotto il controllo di Amatrice e nel 1337 come appartenente al demanio regio; in seguito, di questo toponimo, si persero le tracce.
Merita una piccola riflessione la possibile identificazione della posizione dell’Isola del castello di Ra- deto. Il sottile sormonto storico di Radeto con l’edificazione di Civita Regalis, sembrerebbe un cauto approssimarsi del volere regio, forse dovuto alla lenta edificazione della città e a un normale avvicen- damento burocratico, di accorpare il castello di Radeto alla futura “civita”. Anche la situazione politico territoriale dell’area, frammentata dall’interesse di alcune consorterie locali congiuntamente alle mai sopite pretese di Amatrice, che nel 1332 deteneva ancora il controllo del passo di Radico e il castello di Radeto, non rese facile la realizzazione di un progetto unitario, forse da anni in incubazione. Storica- mente la rocca di Cittareale risultò, a più riprese, ora della città dell’Aquila, ora del demanio reale, pur rimanendo nello stesso perimetro e contesto cittadino oltre che architattonico in continuum.
Nel caso specifico di Radeto si è sempre parlato di un castello (Radeto) e di una città (Cittareale), con scopi evidentementi diversi ma non alieni l’uno all’altra, chi di difesa e controllo del territorio, chi con l’intento di promuovere una nuova comunità e identità di confine, in funzione del regno; chiaro lo scopo di creare una forte identità regnicola e diminuire quella fluidità incontrollata di scambi e micro invasioni dai comuni dello Stato Pontificio e anche di dinamiche bellicose interne, che impedivano un limes ben definito.
Il frazionamento a grappolo di queste piccole realtà locali, dovuto anche a un sistema viario locale molto ramificato e vario, che permetteva diverse scelte, era un ostacolo dovuto anche da una esplicita competizione interna e da uno status culturale, che limitava una completa condivisione e la difesa di un territorio relativamente contenuto, ma molto importante in funzione della viabilità del regno. Un contesto, a mio avviso, con un riscontro attuale che si ripete nel tempo, quasi fosse una «condizione genetica» …
La denominazione l’Isola del castello di Radeto, si sovrappone in maniera sorprendente alla for- ma topografica del colle di Cittareale, delimitato a est e a ovest, da due ruscelli che solcano il terreno circostante, determinando di fatto un’isola. Per la verità, poco più a nord di Cittareale, c’è un pianoro sopraelevato chiamato tutt’ora l’Isola, questo toponimo potrebbe determinare il luogo originale del castello di Radeto (Pier Luigi Feliciangeli un Cittarealese. Falacrina, Civitatis Regalis, Cittareale. Raccolta di Storie, Ricordi e Melanconie, 2025).
Come accennavamo precedentemente, il nome Radeto ritorna con una connotazione locale che de- finisce una zona, chiamata appunto Macchia di Radata, con una radice comune rad e un suffisso ata, che si modifica a seconda delle varianti. L’altra variante è Rad - erti, estratta dalla denominazione Val- le Raderti che partecipò alla realizzazione di cittareale, potrebbe essere una contrazione di un nome composto di origini longobarde Radi - pert; il suffisso ert ha anche possibili origine latine, dunque un nome ibrido, risultato di un lungo periodo di bilinguismo, che tentiamo di tradurre in questo modo: Rad - erti, consigliere e altura, quindi “Altura del Consigliere”. Ultimo esempio che prenderemo in “esame” è Rad - eto, con suffisso eto, probabilmente di origine latina (etum), è un suffisso derivato da nomi di luogo in cui crescono o si coltivano le specie vegetali, designate dalla base nominale: agrum - eto, frutt - eto, fagg - eto, vign - eto, ecc …
Il nome di Radeto si connette ad alcune iscrizioni di origine longobarda, la prima, con una tradizio- nale formula cristiana, scoperta a Leno (BS): RADONI - VIVA[T] IN D[E]O SE[M]P[E]R. Il nome personale Radoni è rappresentato anche nel ducato di Spoleto.
La seconda iscrizione ha una interessante variante grafica: Raduni (nominativo), rinvenuta nel san- tuario di San Michele sul Gargano: + RADUNI V[IR] H[ONESTUS] B[I]B[AT] IN D[EO].
Nello stesso luogo, del monastero di Monte San’Angelo, si trova anche il castello edificato nel VIII sec., sulle sue mura, ricostruite nel 1490 circa, sono scolpite le stesse semisfere presenti nella rocca di Cit- tareale del 1494.
«Nel 1289, 25 settembre Michele [de Corso], le sue figlie Giovanna e Perona e i generi Radeto e Uroberto si ripartiscono un castagneto albergato alla loro famiglia situato a Menolzio, essendone gli eredi legittimi, con il consenso del nuovo proprietario Giovanni Veneto di Exillis».*
Bibliografia di riferimento:
1) Antinori, A.L., Corografia, parte seconda, volume 25°, anno 1773.
2) Blasetti, A.M., Sotto l’ombra dell’aquila, riflessioni sullo stemma e alcuni simboli di Cittareale, tra realtà e mito, Falacrina periodico d’informazione, Sallustiana editrice S.r.l., Anno II num. 1 ago. 2005.
3) Casalboni A., Fondazioni angioine, i nuovi centri urbani nella Montanea Aprutii tra XIII e XIV secolo, edizioni Il Papavero, dicembre 2021.
4) D’Andreis A., Cittareale e la sua valle, cenni storici nel settimo centenario della sua fondazione, 1261- 1961, soc. A.B.E.T.E., Roma 1961.
5) Francovic Onesti, N., Le regine dei longobardi e altri saggi, Ed. Artmide, Roma 2013.
6) Francovic Onesti, N., Vestigia longobarde in Italia (568 - 774), lessico e antroponimia, Ed. Artemide, Roma 2013.
7) Feliciangeli P. L., Falacrina, Civitatis Regalis, Cittareale, Raccolta di Storie, Ricordi e Melanconie, 2025.
8) *Archivio storico Capitolare di San Giusto di Susa, Seguslum 1996. sez. I Archivio Capitolare, di Mazzo 2, 12, 711, 1, 7, 6, da: Il feudo ed il comune di Mattie e di Menulzio.